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Il Centro

Il Centro Regionale S. Alessio - Margherita di Savoia per i Ciechi è una storica istituzione che dalla seconda metà dell'ottocento realizza attività volte all'inclusione sociale dei ciechi e degli ipovedenti, anche con minorazioni aggiuntive (per informazioni: attività abilitative, ri-abilitative, educative ed assistenziali).

Il Centro, che originariamente si trovava sull'Aventino, presso la chiesa di S. Alessio, oggi svolge le proprie attività nella sede di viale C.T. Odescalchi, 38 (leggi le informazioni su come arrivare).

Lo Statuto del Centro prevede un Presidente nominato dal Governatore della Regione Lazio, incarico ricoperto oggi dal dott. Amedeo Piva (curriculum), un direttore generale, ruolo affidato all'avvocato Antonio Organtini (curriculum), il Comitato di Programmazione e Sorveglianza (CPS) e il Collegio dei Revisori dei Conti, composto dai dottori Giuseppe Mansueti (Presidente), Massimiliano Raffa e Salvatore Colitta.

 

La Storia

L'Istituto dei ciechi Sant'Alessio fu fondato nel 1868 per opera di alcuni privati cittadini e su iniziativa di Pio IX. Come recita testualmente il documento ufficiale vaticano, l'Istituto veniva fondato "pel ricovero e per la educazione de' poveri fanciulli ciechi dello Stato Pontificio"; l’Istituto, affidato ai padri Somaschi, costituì la prima scuola per ciechi dove i ragazzi ricevevano una attenta preparazione musicale e letteraria con il metodo Braille.

Nel 1890 il S. Alessio fu riconosciuto come Ente Morale e classificato come IPAB, Istituzione Pubblica di Assistenza e Beneficenza (legge 17 luglio 1890 n. 6972) .

Nel 1920 lo Stato Italiano ne approvò, con Regio Decreto, il primo statuto che fu aggiornato successivamente con decreto del Presidente della Repubblica nel 1963 e nel 1970 (R.D. 6 maggio 1920; D.P.R. 8 aprile 1963; D.P.R. 23 settembre 1970).

Negli anni '30, dalla sede originaria sull'Aventino, presso l'Istituto dei Padri Somaschi, la struttura si trasferì, nell'attuale sede di Viale Carlo Tommaso Odescalchi.

Nel 1987 l'istituto dei ciechi S. Alessio venne fuso con l'Ospizio Margherita di Savoia per i Poveri Ciechi acquisendo la denominazione odierna di "Centro Regionale S. Alessio - Margherita di Savoia per i ciechi" (L. R. del Lazio 14 gennaio 1987, n. 8 e Deliberazione della G.R. 23 Dicembre 1987, n. 8915).

L'Ospizio, fondato nel 1875 dalla principessa di Piemonte Margherita di Savoia e sovvenzionato con lasciti ed eredità di nobili famiglie legate alla casa reale, assicurava un ricovero ai non vedenti poveri, soprattutto di sesso femminile e in età avanzata, bisognosi di cura e assistenza. Con l'acquisto del Casale di San Pio V, prima possedimento dei Chigi e poi sede della scuola di agronomia, fu data una degna sede all'Istituzione. L'Ospizio divenne ente morale mediante il R.D. 18 aprile 1875 con cui venne approvato il primo statuto.

Nel corso dei decenni, le finalità originarie delle due istituzioni sono andate evolvendosi e differenziandosi nei campi più eterogenei. Presso l'Istituto S. Alessio erano attivi una sezione del Conservatorio di Santa Cecilia, che ha preparato intere generazioni di musicisti non vedenti, una scuola media pubblica in cui, senza distinzioni, gli studenti del territorio ed i ragazzi ciechi seguivano regolari corsi di studio, un corso di formazione professionale per centralinisti telefonici, avviando al lavoro decine di giovani ciechi ed ipovedenti ed un convitto per studenti universitari; mentre presso il Margherita di Savoia ha lungamente operato un laboratorio di falegnameria guidato da un maestro ebanista cieco ed una residenza protetta per donne cieche ed ipovedenti che ha rappresentato un vero ambiente familiare dall’infanzia alla vecchiaia.

Oggi il centro Regionale S.Alessio-Margherita di Savoia per i ciechi, al passo con i tempi, fornisce servizi che potenziando le abilità dei disabili visivi consentono loro di vivere la vita nei propri ambienti, diminuendo la residenzialità presso l’Istituto, talvolta eradicante, a favore di interventi diurni, domiciliari ed ambulatoriali.

 

 

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