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AGENZIA DI STAMPA DIRE: IL SANT’ALESSIO E LA STORIA DI LIVIA

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La consigliera regionale Marietta Tidei ha recentemente visitato il Centro Regionale Sant’Alessio ed ha riportato in questo articolo pubblicato dall’agenzia di stampa Dire, la complessa realtà e l’eccellenza dei servizi erogati a bambini e adulti disabili visivi. Durante la sua visita al Centro, la consigliera ha incontrato Stella e la sua meravigliosa bimba Livia, proprio mentre era in corso l’intervento riabilitativo con il neuropsicomotricista e l’ortottista. Ed è stato proprio l’incontro con Stella a dare lo spunto per questo racconto che vi invitiamo a leggere.

(DIRE) Roma, 27 feb. – Stella e’ un architetto. E mamma di una bambina, Livia, di un anno. L’ho incontrata qualche giorno fa all’Istituto Sant’Alessio per i ciechi. Il coraggio di Stella e’ racchiuso in una convinzione: da quando Livia e’ entrata nell’istituto la qualita’ della sua vita e’ nettamente migliorata. Nonostante la malattia rara, che la porta a riconoscere solo ombre confuse, Lidia ha imparato a muoversi, a riconoscere oggetti e persone. La storia di Stella e di Lidia e’ solo una delle tante che animano un centro all’avanguardia. Sottolineo pubblico, perche’ quando si pensa alla sanita’, e in generale al mondo dell’assistenza e della cura, si identifica il pubblico con concetti come disorganizzazione, sprechi, inefficienze. Inizia con queste parole Marietta Tidei, consigliera regionale del PD Lazio e membro del Comitato DireDonne, il suo articolo per il notiziario Donne.

Anche il Sant’Alessio, in passato, ha dovuto convivere con dinamiche e situazioni non certo virtuose. Fino al 2014 era in perdita di circa 20 milioni di euro, non riusciva a pagare regolarmente gli stipendi ai lavoratori, il patrimonio veniva gestito da pochi interni che non avevano le risorse necessarie. Le cronache dei quotidiani hanno raccontato per anni scandali e connivenze. Oggi- spiega Tidei- i conti sono stati messi in sicurezza, i bilanci si chiudono con il segno positivo e sono aumentati del 18,2% gli investimenti nella riabilitazione e di +7,4% gli investimenti negli altri servizi resi a ciechi e ipovedenti.

La realta’ e’ profondamente cambiata. E’ utile riavvolgere il nastro per capire l’importanza di un Istituto come e’ appunto il Sant’Alessio. Fondato 150 anni fa, nel 1868, grazie alla generosita’ di un gruppo di cittadini romani e per volonta’ di Papa Pio IX, rappresento’ la prima forma di welfare, attraverso cui la citta’ mostrava la propria accoglienza verso gli emarginati: donne e uomini non vedenti, ai quali veniva dato ricovero, educazione e quindi formazione. Oggi il Sant’Alessio- sottolinea la consigliera nel suo articolo- forte di questa tradizione solidale, e’ un istituto riconosciuto in Italia e all’estero per l’impegno continuo in favore di ipovedenti e non vedenti e per l’altissima qualita’ dei servizi specialistici per la disabilita’ visiva, anche complessa.

Chi entra al Sant’Alessio si accorge subito che l’assistenza e’ a 360 gradi. I servizi, infatti- spiega ancora Tidei-
riguardano la riabilitazione, ma anche educazione, formazione professionale e inclusione sociale di persone (adulti e bambini) con disabilita’ visiva, anche complessa (pluri-handicap). Ogni anno il Sant’Alessio offre servizi a circa 1.500 persone, il 70% dei quali sono studenti. Lavorano figure professionali competenti e con un approccio multidisciplinare: neuropsichiatri infantili, psichiatri, neurologi, fisiatri, geriatri, oculisti, nutrizionisti. Tutte le attivita’ che si svolgono al Sant’Alessio sono mirate al recupero del benessere psicofisico della persona disabile visiva per favorirne l’integrazione nel contesto sociale, scolastico, lavorativo.

Il Sant’Alessio non eroga servizi solo ai disabili visivi, ma organizza attivita’ a carattere divulgativo, di sensibilizzazione
e corsi di alta formazione. Molte di queste attivita’ si tengono nella black box, una stanza completamente buia dove i vedenti possono sperimentare la condizione della cecita’ assoluta. In queste condizioni estreme, al buio completo, i gesti della vita quotidiana possono diventare occasione di potenziamento delle proprie abilita’ e opportunita’ per conoscere se’ stessi e gli
altri. Oltre 12mila persone non vedenti e 25 mila ipovedenti vivono nel Lazio. Di questi- scrive Tidei- 2.500 sono giovani adulti che hanno necessita’ di servizi ri-abilitativi specifici
per il recupero dell’autonomia nella vita quotidiana. Nel Lazio- spiega Tidei nel suo articolo- vive la percentuale maggiore di non vedenti in eta’ scolare: gli studenti non vedenti del Lazio rappresentano il
15% degli alunni non vedenti d’Italia. Tutelare e valorizzare una realta’ come il Sant’Alessio e’ imprescindibile. Cosi’ come e’ fondamentale potenziare la rete dei 400 tiflodidatti e assistenti domiciliari che ogni giorno, in tanti Comuni del Lazio, aiutano i bambini a studiare e li affiancano nelle attivita’ educative. Lo dobbiamo a Stella, a Lidia- conclude la consigliera- e a tutti quelli che ne hanno bisogno.

(Com/Sim/ Dire) 13:25 27-02-19

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