Seguici su

IL PERGOLATO. UN PERCORSO IN DIVENIRE: DA UN FINE SETTIMANA IN LEGGEREZZA, VERSO UNA MAGGIORE AUTONOMIA NEL QUOTIDIANO

Informazioni generali

Condividi sui social

Il progetto del Pergolato nato da un’idea della famiglia Pergola che ha messo a disposizione un appartamento di loro proprietà per sei fine settimana (nel periodo luglio 2016, febbraio 2017) e sostenuta del Centro Regionale S.Alessio Margherita di Savoia per i ciechi, si sta dimostrando positiva per gli ospiti, le famiglie e gli operatori; confermando l’idea iniziale della necessità di uno spazio autonomo dalla vita famigliare per giovani adulti con disabilità.

Il Centro Regionale coordina il servizio svolto tramite diverse figure professionali che si alternano nelle attività che hanno come obiettivo l’accompagnamento ad una vita adulta realizzata e socialmente significativa; quello che sta avvenendo è la valorizzazione delle diversità di ogni singolo individuo, che non sono state solamente accolte, ma anche valorizzate.

 

Un nuovo obiettivo: la valorizzazione del quotidiano

Quello che sta accadendo con questo progetto, è il naturale superamento del concetto del fine settimana che è da considerare un tempo “altro” rispetto al quotidiano, le persone sperimentano che si può stare lontani dalla famiglia e vivere insieme ad altri non solo in tempi straordinari, quale può essere una vacanza o un fine settimana, ma anche nella vita quotidiana, fatta di impegni e situazioni che normalmente vengono vissuti con i familiari più stretti.

A livello operativo, gli ospiti del Pergolato svolgono le loro attività giornaliere, compresa la frequenza di centri diurni, attività riabilitative, educative o ludiche, per tornare poi nel Pergolato insieme ad amici e operatori per continuare la giornata.

 

Finalità

La finalità è quella di costruire la giornata “tipo” di una qualunque persona adulta che alterna attività di impegno esterno, e attività di lavoro interno alla casa e di relax.

Un lavoro che comporta diverse caratteristiche:

La prima è la cooperazione che regola l’operato di coloro che sono coinvolti nel progetto il fidarsi reciprocamente, l’entrare in relazione con l’altro diverso da sé, attraverso la costruzione di una alleanza educativa che permetta alla persona disabile di poter fiorire nelle sue potenzialità, in un clima di amicizia e rispetto. Anche l’atteggiamento più generoso rischia di rivelarsi inutile se consideriamo l’altro solo per la sua disabilità e non come una persona che ha determinate caratteristiche tra cui anche quella di essere disabile. Bisogna partire dalla globalità delle persone adulte che abbiamo di fronte, cominciando dall’ascolto comprensivo delle loro complesse storie di vita.

La seconda caratteristica del lavoro nel Pergolato è la libertà di scelta, anche quella minima di scegliere tra un vestito e l’altro, tra più attività o tra cibi diversi. Perché non può esserci un progetto di vita autonoma se sono gli altri a decidere sempre tutto. Ovviamente per persone adulte con una disabilità intellettiva grave è difficile pensare una consapevolezza totale nella partecipazione alla vita collettiva; è però vero che chiunque può riconoscere la dinamica di una situazione, il clima relazionale di un contesto, la piacevolezza o meno di un ambiente o di una voce, ed orientarsi di conseguenza. In questo senso non va tolta a nessuno la possibilità di far funzionare le proprie capacità di scelta, per non renderlo oggetto passivo di un intervento assistenzialistico. L’autonomia, in fondo, non è nient’altro che l’espressione delle preferenze soggettive, e tutte sono dotate della stessa dignità e validità, da qualunque persona provengano.

La terza caratteristica è l’inserimento in un contesto sociale e comunitario. Ogni soggetto ha bisogno degli altri per realizzarsi e per rendere efficaci le proprie scelte. Se vogliamo che le persone adulte con disabilità abbiano una vita attiva, e non una vita manipolata sulla base dei loro presunti bisogni, essa si deve svolgere nel mondo. Gli operatori si fanno carico di un’azione di rafforzamento cognitivo e di un incentivo all’agire, sottraendosi alla tentazione, sempre presente, di sostituirsi alla persona con difficoltà per fare prima, per aiutarla o per non creare disagio sociale. L’intervento è mirato al sostegno della persona, affinché accresca la fiducia nelle proprie possibilità, accettando l’impatto con la complessità e proponendo livelli di esperienza progressivamente più complessi secondo il raggiungimento di determinate abilità.

La quarta caratteristica da considerare è la necessità di un’alleanza educativa con le famiglie (genitori, fratelli e sorelle), al fine di rendere esplicite e condivise le aspettative, i valori e gli obiettivi del percorso verso un progetto di vita adulta, che comprende anche un distacco, con cambiamenti inevitabili per l’intero nucleo familiare.

Per quanto riguarda le famiglie è fondamentale l’intervento della neuropsichiatra che, attraverso i colloqui, accompagna genitori e fratelli della persona disabile verso una visione adulta del loro figlio/fratello, aiutandoli a vivere in modo positivo e sereno un graduale distacco, e incrementando la fiducia verso gli operatori che con entusiasmo e professionalità, si occupano di questo progetto.

Il compito degli operatori è quello di considerare tutti i fattori che entrano in gioco nella realizzazione di questo progetto, cercando di curare l’alleanza tra le persone coinvolte e individuando con prontezza punti deboli e difficoltà, per favorirne il superamento. Tutto ciò va fatto con gradualità, rispetto, collaborazione, ma soprattutto con una infinita fiducia nella vita e nelle sue imprevedibili possibilità.

In termini operativi questo si traduce nello svolgere le attività di vita quotidiana, in modo tale che la persona disabile è protagonista di ciò che viene fatto, agisce e non viene agita. Ad esempio apre il portone con le chiavi, chiama l’ascensore, porta le buste della spesa, risponde al citofono, prepara il letto, accoglie le persone che arrivano e nel farlo, esprime le sue preferenze, effettua delle scelte e crea delle relazioni.

Per alcune persone è un cambiamento difficile da attuare perché sono abituate ad essere accudite e a non dover fare neanche lo sforzo di chiedere, in quanto i bisogni vengono prevenuti e soddisfatti da altri. Lavorando con costanza, però, i risultati sono possibili e i cambiamenti diventano evidenti.

Gli operatori sono impegnati a soddisfare le principali necessità di persone adulte con disabilità anche intellettiva, ponendo attenzione ai seguenti aspetti: contenimento delle difficoltà emozionali (emozioni incontrollate, indifferenziate o inespresse); incentivo alla comunicazione, agevolando la possibilità di esprimere i propri bisogni e le proprie scelte; necessità di essere riconosciuti nella propria individualità; cura di uno spazio sociale e relazionale.

Instaurare adeguate relazioni interpersonali partendo sull’effettiva considerazione dei bisogni degli ospiti, porta a supportare le persone in tutti i loro aspetti, al fine di garantire una migliore qualità di vita, obiettivo prioritario del progetto del Pergolato.

Le attività proposte hanno lo scopo di facilitare l’attenzione e l’esecuzione di piccoli compiti da parte di persone che non presentano spontaneamente attitudine al lavoro e ai rapporti interpersonali. Sono proposte attività piacevoli e di semplice esecuzione che servono come strumento per favorire un iniziale interesse allo svolgimento delle attività e alla relazione con gli altri, c’è la convinzione che non debbano essere esclusivamente utenti passivi di un servizio, quanto piuttosto soggetti attivamente coinvolti come risorse e inclusi socialmente.

Tutto questo si svolge insieme perché il gruppo favorisce l’apprendimento, incrementa le abilità sociali (rispetto del proprio turno, condivisione degli spazi, sopportazione reciproca, ecc) e può ridurre la dipendenza dagli operatori attraverso l’aiuto l’uno con l’altro.

Utenza

4 giovani adulti con disabilità di carattere psicosensoriale

 

Personale coinvolto

1 Coordinatore, 1 Operatore di riferimento, 1 Neuropsichiatra, 6 operatori

 

Metodo di intervento

Il lavoro di gruppo organizzato dal Coordinatore vede il coinvolgimento della Neuropsichiatra per la supervisione degli operatori e per gli incontri con le famiglie, e di tutte le figure che a diverso titolo lavorano al progetto.

Le attività riguardano l’autonomia di base, la gestione dell’ambiente, l’uso della cucina, la cura delle proprie cose, alternate ad attività ludico ricreative e uscite all’esterno; utilizzando un approccio che privilegia sia gli aspetti tecnici dell’intervento sia gli aspetti affettivo-relazionali.

Infine si sta attuando un’azione educativa nel contesto sociale più prossimo all’abitazione, il bar, il fornaio, il mercato, il condominio stesso, perché percepisca sempre più come normale la presenza di coloro che, anche se affetti da disabilità grave, hanno piena dignità di persone e di cittadini.

La persona disabile a volte spaventa perché mette in discussione molte delle certezze su cui si fonda la vita sociale, fa vacillare la visione stessa dell’essere umano; questo è comprensibile, ecco perché diventa importante l’intervento dell’operatore che sappia accogliere tali difficoltà e superarle.

Egli aiuta a scoprire che esistono altri modi di concepire il vivere sociale, che ci sono tempi e ritmi diversi di gestire la vita, che non tutto è legato all’efficienza e alla produttività, ma che ogni persona ha diritto ad ottenere il rispetto degli altri e a veder sostenuta la propria dignità di essere umano.

Fondamentale è la motivazione e l’entusiasmo degli operatori nell’attuare un intervento che coinvolge in modo unitario gli utenti e le loro famiglie, favorendo e supportando una progressiva autonomia dall’ambiente d’origine, necessario per la crescita di ogni individuo.

Iscriviti alla newsletter e resta aggiornato

Articoli correlati

PROGETTO DI CONSULENZA TIFLODIDATTICA E METODOLOGIE DI RICERCA PER ALUNNI DISABILI VISIVI

PROGETTO “INTEGRAZIONE SOCIALE E SCOLASTICA DELLE PERSONE CON DISABILITÀ VISIVA”

ILLUMINAZIONI. Il buio che insegna.