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LA STORIA – ALESSANDRO, UN GUERRIERO AL SEMIRESIDENZIALE

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All’ingresso posteriore del Sant’Alessio si ripete ogni mattina la stessa scena: dai pulmini col contrassegno blu sciamano uno dopo l’altro, accompagnati dagli operatori, i “ragazzi” che frequentano il Semi-residenziale. 

Tra questi 28 utenti, tutti con disabilità che si aggiungono alla mancanza della vista, Alessandro è il tipo che non puoi non notare. Più delle ruote della sua carrozzina brilla l’acciaio della catena che porta al collo dove sono infilzati un teschio e un proiettile; perfetto pendant dei quattro tatuaggi che si è fatto fare sulle braccia e che raccontano la sua passione sfegatata per la musica Metal e il suo animo insieme volitivo e sensibile. L’ultima incisione sull’avambraccio recita “Like walking into a dream”, versi di un gruppo musicale heavy metal, gli Avenged Sevenfold, che cantano “Come camminare dentro un sogno / così diverso da quello che ho visto”. Anche se è la carpa giapponese il tatuaggio in cui Alessandro riflette l’anticonformismo dei suoi 25 anni «perché – dice – è capace di nuotare contro corrente».

Da sei anni al Sant’Alessio, Alessandro cerca di non mancare un giorno per non rimanere indietro nel programma riabilitativo ed educativo che è stato stabilito per lui: la fisioterapia, la tifloinformatica, i laboratori di attività manuali e i laboratori di gruppo per migliorare le capacità espressivo-emotivo-relazionali. Come tutti i giovani è fortissimo a usare i social, anche grazie all’apprendimento dell’uso dello smartphone e del pc con la sintesi vocale, ed è attivo soprattutto su facebook dove racconta il suo quotidiano fatto di amici e di musica, il suo rapporto speciale con la sorella minore, studentessa di liceo e pallavolista di livello. Nella sua vita social, Alessandro è “er gueriero”, appellativo certamente più smart di “coatto der Sant’Alessio” come si autodefinisce per pura ribellione verso il cliché del disabile obbligato alla compostezza. 

Con i suoi compagni e con gli operatori, Alessandro afferma il suo temperamento istintivo, gli altri utenti gli vogliono bene come a un fratellino minore, e lui su Facebook li ricompensa pubblicamente, forzando la sintesi vocale a scrivere in dialetto romanesco: “io so’ circondato da fantastiche persone, fratelli e sorelle che ogni giorno sopportano er gueriero uragano!!! ve ringrazio pe’ questo”. 

Tra le tante attività che Alessandro svolge al Centro c’è il lavoro volto a migliorare la deglutizione. Il team medico del Sant’Alessio ha stabilito la strada della riabilitazione per consentire ad Alessandro di continuare a mangiare autonomamente e in sicurezza presso la mensa del Centro e in famiglia. Alessandro sa che non è uno scherzo e che deve impegnarsi moltissimo con la logopedista esperta in disfagia degenerativa, la dottoressa Francesca Mazzola, e con il terapista occupazionale, dottor Elia Severi. 

Insieme a loro sta imparando a lavorare sulla respirazione, ad allenare la muscolatura della bocca per controllare la fase volontaria della deglutizione, apprendendo contemporaneamente la postura corretta da mantenere durante i pasti perché al momento non è necessario fornirgli ausili. 

Alessandro non è solo nella sua battaglia, è assistito al Sant’Alessio e sostenuto con amore dalla sua famiglia, ma sa bene che l’impegno personale è fondamentale. Il lavoro da fare è molto delicato e impegnativo, e “il guerriero” ha garantito di impegnarsi per riuscire. 

Al Sant’Alessio sono ottimisti perché se c’è una cosa che non manca ad Alessandro – come a tutti i 28 utenti del Centro diurno –  è la determinazione nel voler realizzare i suoi desideri. Come quella volta che grazie all’intermediazione del dottor Alessandro Tamino, psichiatra e arteterapeuta del Centro Regionale, realizzò quanto aveva effettivamente sognato una notte: portare a suonare al Sant’Alessio i Dharma Storm, una Metal band emergente romana. E chissà che la prossima meta da raggiungere non abbia a che fare con la Roma, la squadra del cuore di cui Alessandro non perde una partita.

Sarebbe certamente una sorpresa più gradita per i suoi compagni, i quali proprio non sono riusciti ad appassionarsi alla musica del “guerriero” che, per contro, rivendica di essere il solo ad avere “il metallo nelle vene”.

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